Il convento

Lastre pavimentali Sul fianco sinistro della chiesa poggiavano i corpi di fabbrica del convento raggiungendo il margine lagunare. Sopravanzando la linea della facciata con la quale componevano un angolo retto e costituivano uno dei lati del campo, si allargava poi in un ampio spazio incolto confinante con le mura di cinta del convento di Santa Giustina.

Le fabbriche del monastero rappresentano uno dei più interessanti esempi di architettura gotica trecentesca ancora esistenti praticamente intatti.

Ci sono tre chiostri a formare il convento, i primi due consecutivi ed addossati alla chiesa, sono completi di porticato lungo tutti i lati, il terzo, di maggiore ampiezza, si presenta oggi con i due soli lati interni rimasti, così che lo spazio del cortile si dilata verso la laguna.

I porticati sono costituiti da una serie di arcate in laterizio a vista poggianti su agili colonne in pietra il cui semplice capitello è sormontato da un basso pulvino. La pavimentazione è formata dalla successione ininterrotta di pietre tombali di famiglie nobili o di altri personaggi distintisi in varie attività. Sulle arcate si leva il piano dei dormitori il cui sistema distributivo a celle appare dalla serie continua di piccole finestre fra loro equidistanti.

 

Il convento: storia 

Simbolo“Non di un vero e proprio convento ma di un luogo dove risiedevano poveri frati si accenna già nella Legenda Mayor, dove si racconta che san Francesco approda a Venezia nel 1220 nel viaggio di ritorno dalla “Terra Santa” (l’Egitto e la Palestina) trovando ospitalità in umili abitazioni di confratelli attorno alla piccola chiesetta di San Marco in Gemini. […] L’origine del convento di San Francesco della Vigna è legata al patrizio Marco Ziani, figlio del doge Pietro, che nel suo testamento del 5 giugno 1253 lascia: “una vasta sua vigna, posta nella parrocchia di Santa Giustina, la Chiesetta ivi esistente con tutte le botteghe contigue acciocché servisse di abitazione perpetua a sei frati e due servidori…, che dovessero essere tratte dalla Religion de’ Minori, o pur de’ Predicatori, o dall’ordine Cirsterciense… perché quando essi Frati Minori giunsero a Venezia dimorarono in essa Vigna”. […] Subito dopo venne edificato un piccolo convento nelle adiacenze di questa chiesetta importantissima per la devozione dei veneziani. A testimonianza della sua importanza ricordiamo che la chiesa di S. Marco in Gemini fu costruita in muratura dalla famiglia Marcimana già nel 1037, nel luogo dove, secondo la tradizione, avrebbe soggiornato […] l’evangelista Marco”* Link à Elena Boaga, Biblioteca S. Francesco della Vigna].

In origine il convento era formato da un unico fabbricato al piano terra con un piccolo chiostro davanti. Verso la fine del sec. XIII, in seguito all’aumento dei religiosi e all’accresciuta popolazione che veniva impiegata nei lavori dell’Arsenale, i frati diedero avvio alla costruzione di un insediamento stabile con chiesa e convento annesso, in seguito all’aumento dei religiosi e all’accresciuta popolazione che veniva impiegata nei lavori dell’Arsenale. L’ampliamento della chiesa e del convento fu assegnato all’architetto Marino da Pisa e i lavori furono pagati dalla famiglia Marcimana. Nei due secoli successivi si opereranno ulteriori ingrandimenti, tanto da renderlo uno dei maggiori conventi della città (nel convento abitavano un centinaio di frati).

Nei vari edifici, molti dei quali distrutti nel XIX secolo, erano situati, fra l’altro, la Curia Provinciale dell’Osservanza, l’archivio, lo Studio Teologico, una farmacia, un lanificio, la Scuola di San Francesco, fondata nel 1346 da fra’ Petruccio d’Assisi per l’assistenza dell’infanzia abbandonata e altre Scuole Piccole di devozione.

 Nel 1422 dimorò alla Vigna, San Bernardino da Siena (1380 – 1444) che con le sue prediche incrementò le vocazioni, suscitando nella laguna un nuovo fervore religioso verso l’ideale francescano al punto che si resero necessarie ulteriori costruzioni per accogliere i novizi. Nel corso del ‘400 il convento divenne centro di formazione ascetica e intellettuale. Nel 1534 appare visibile la sproporzione tra le ampie strutture conventuali e la piccola chiesa, in questo stesso anno il doge Andrea Gritti posò la prima pietra della nuova chiesa di S. Francesco della Vigna.

 

S. Francesco della Vigna: storia recente

Chiostro dell’Orto, cavana Durante la soppressione dei francesi del 1810 il convento divenne caserma della marina e poi, sotto l'Austria, caserma d'artiglieria. Molti locali vecchi e cadenti, inservibili agli usi di casermaggio, furono demoliti e con i materiali ricavati si costruirono nuovi edifici. Furono inoltre murate le colonne a tramontana del grande chiostro e abbattuta l’ala sulla laguna. Prima di quest’epoca l’insieme degli edifici conservava intatto il massimo splendore, raggiunto nel 1600. Durante le dominazioni francese e austriaca, Venezia fu umiliata e venne gravemente intaccato il suo patrimonio artistico-culturale con la spoliazione legale del 1797, (contributo di guerra) a cui seguirono innumerevoli atti di vandalica rapacità nei riguardi dei libri e delle opere d’arte; stessa sorte subì il sito monastico.

Il convento venne ricomperato nel 1881 dai frati.

Negli anni 1953 - 1956 furono praticati radicali lavori di restauro: demolita la loggia esterna, scoperte tutte le colonne murate nei due lati del grande chiostro, rinnovate tutte le pareti corrose dalla salsedine, infrescate tutte le travature annerite dal tempo e demolite delle costruzioni tardive.

Nel 1955 all'estremità ovest venne costruita un nuova ala ad uso portineria del convento e quale sede della Curia Provinciale dei Frati Minori del Veneto che in seguito verrà trasferita nel convento di Marghera (2004).

Nel 1989 il convento di S. Francesco della Vigna divenne sede dell'Istituto di Studi Ecumenici S. Bernardino che era iniziato a Verona  nel 1981.

 

Carlo Lodoli

“[…] niuna cosa metter si dee in rappresentazione che non sia anche veramente in funzione,
niente vi ha di più assurdo quanto il far sì che una materia non significhi se stessa ma un’altra
[…]”
Andrea Memmo, Elementi dell’architettura lodoliana, 1786

Una delle figure più emblematiche della prima metà del XVIII secolo è senz’altro quella del minorita francescano Carlo Lodoli (1690 – 1761), definito architetto filosofo. Ammirato da Montesquieu e da Vico, portò una nuova concezione stilistica che gli consentì di stabilire un diretto rapporto fra la cultura italiana e quella europea, in particolare con gli Enciclopedisti a Parigi. Secondo il suo pensiero la funzione vitale dell’edificio doveva essere espressa chiaramente nella sua manifestazione. Distanziandosi definitivamente dalle tematiche della centralità dell’uomo tipiche del Rinascimento, perseguì la ragione illuministica forzandola sul primato della funzione. Negando, in questo modo, ogni elemento decorativo e ogni riferimento simbolico mette a nudo quella che è la struttura sotto un lucido sguardo razionalistico e funzionalistico. Può essere considerato l’alter ego, sotto il profilo stilistico, del francescano Zorzi. [à Silvano Onda, La chiesa di San Francesco della Vigna e il convento dei frati minori, Venezia, 2008, p. 170.] 

Lodoli sperimentò le sue teorie architettoniche in quella parte del convento chiamata Commissariato di Terra Santa, la piccola ala, oggi canonica, già presente nel primitivo convento del XIII secolo, dove intervenne secondo la teoria funzionalistica.

Chiostro grande, della « Grot... Chiostro grande, della « Grot...
Capp. Conventuale o delle Preg... Capp. Conventuale o delle Preg...
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